Descrizione
Livorno, 28 marzo 2026 - Oltre 100 assistenti sociali, tre classi dell'Istituto Vespucci Colombo e numerosi professionisti dell'Azienda USL Toscana Nord Ovest hanno partecipato al convegno "La cura di sé per la cura dell'altro", a completamento del percorso di supervisione finanziato dal PNRR, che si è svolto giovedì scorso ai 4 Mori.
Realizzato dal Settore delle Politiche Sociali e Sociosanitarie del Comune di Livorno l’evento ha avuto come oggetto una riflessione sul ruolo dell'assistente sociale e sugli andamenti del percorso di supervisione in essere, intrapreso dall’Amministrazione comunale a partire da dicembre 2023.
Gli interventi tecnici di Rosa Barone, Presidente dell'Ordine degli Assistenti Sociali della Toscana e Annunziata Bartolomei, Docente presso l'Università degli Studi Roma 3 sono stati inframezzati da quelli della nota scrittrice Maria Grazia Calandrone, di Natalia Cangi Direttrice dell'Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano e di Monica Pelagatti, che ha portato la sua esperienza di donna raggiunta dai servizi sociali e poetessa con un'autenticità capace di coinvolgere e interrogare anche i più giovani.
“Un momento importante – l’ha definito l’assessore alle Politiche Sociali Andrea Raspanti - in cui la comunità professionale del servizio sociale professionale si è riunita per riflettere sulle difficoltà e le sfide del presente. Ringrazio tutti e tutte coloro che, nel settore di cui sono responsabile, col loro lavoro e la loro partecipazione hanno reso possibile questa giornata.
Alla presidente dell’Ordine degli assistenti Sociali Rosa Barone il commento sulla giornata: “Alla domanda “siamo all’inizio o al traguardo?”, siamo dentro un processo culturale che ha bisogno di tempo e investimento. Un processo in cui sono stati raggiunti traguardi significativi, ma in cui restano ancora molti aspetti da qualificare, affinché la supervisione possa diventare sempre più interiorizzata e parte integrante della qualità del nostro agire professionale.
È stata una giornata ricca di stimoli ed emozioni, in cui la dimensione tecnica si è intrecciata con quella più autenticamente umana. Particolarmente intensa è stata la narrazione di storie sviluppate attraverso la scrittura biografica, che si è rivelata uno strumento potente di autodeterminazione. Si è parlato del “vivaio della memoria collettiva” di Pieve Santo Stefano, luogo in cui vengono custodite le testimonianze delle persone comuni: storie capaci di restituire senso e dignità alle esperienze di vita.
In fondo, la supervisione è anche questo: uno spazio in cui raccontarsi, riconoscersi e dare significato al proprio agire professionale. Uno spazio che ci aiuta a prenderci cura di noi stessi per poter continuare, con consapevolezza e responsabilità, a prenderci cura degli altri.
Questa esperienza- conclude la Barone - dimostra che investire nella supervisione significa investire nella qualità e nell’umanità del servizio sociale”.
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Ultimo aggiornamento: 28 marzo 2026, 12:43